Nuove strategie di business: il contratto di rete

di
Luigi V. Rinaldi

Lo scenario competitivo si è spostato da locale e nazionale a livello globale. La competizione oltre ad allargarsi è diventata molto più dinamica e specializzata puntando molto sulla qualità percepita dal cliente, specialmente in alcuni settori come la moda e l’abbigliamento in genere.

Grazie alla globalizzazione le alleanze acquisiscono un valore strategico molto più importante che in passato. Nonostante ciò, comunque, sono ancora numerosi i manager delle aziende che risultano riluttanti verso questo tipo di strategia, e ciò è dovuto prevalentemente al timore della perdita di controllo dell’impresa.

I prodotti nel mercato sono sempre più realizzati con un mix di tecnologie di alto livello che un’azienda da sola non è in grado di possedere. L’alleanza con partner, invece, è in grado di garantire l’accesso a risorse e competenze sia tecnologiche che di altro genere, e permette alle aziende di espandere la propria attività, mantenendosi competitive sul mercato. L’alleanza, quindi, si presenta come un valido strumento che permette di acquisire e mantenere una posizione competitiva forte nel mercato.

La vera e propria alleanza strategica, tuttavia, non deve considerare solamente il vantaggio della convenienza economica nel breve periodo; essa deve essere fondata su un rapporto di fiducia che si costruisce nel tempo, migliorando la reciproca conoscenza. E’ lo sviluppo di vantaggi competitivi che deve guidare l’alleanza, al fine di sviluppare competenze interaziendali determinanti per competere negli attuali mercati.

L’aspetto economico-finanziario allora non deve essere il solo a guidare l’alleanza; si devono considerare i vantaggi offerti in termini di interscambio di conoscenze e competenze, know- how, di sviluppo di nuove potenzialità.

Esistono diverse forme di cooperazione fra imprese, tra le principali ci sono:

• joint-venture;

• associazione in partecipazione;

• associazione temporanea d’impresa;

• franchising;

• consorzio;

• gruppi d’acquisto.

Queste sono le forme associative aziendali più utilizzate dalle aziende quando si trovano di fronte la necessità di fare accordi di alleanza. Oltre queste forme esistono forme associative diverse che trovano riscontro nel passato e fino ad oggi molto sfruttate: Distretti industriali e Meta-Distretti.

La legislazione italiane ed europea nel 2009 ha fornito le linee generali per sfruttare un’altra forma associativa e rivoluzionaria nel suo modo d’essere e soprattutto molto malleabile da esperti di strategia, finanza e legale per costituire Reti d’impresa con l’obiettivo di collaborare attivamente nella produzione, commercializzazione, ricerca e sviluppo e altre attività strategiche che le PMI non possono affrontare date le limitate possibilità dei budget e delle strutture organizzative.

Il caso pratico del Polo dell’Alta Moda dell’Area Vestina è il secondo contratto di rete a livello italiano e il primo nel settore moda e nello specifico dell’alta sartoria. Il progetto, lavorato in team con il Dott. Marino Paolinelli e l’Avv. Simona Piccioni, è stato articolato in 3 fasi diviso in aree di competenza specifica: analisi qualitativa e strategica, analisi economico finanziaria e delle opportunità fiscali, analisi del sistema legale e stesura del contratto di rete.

La fase di analisi strategica è stata veicolata verso una analisi specifica sulle aziende facenti parte del comprensorio valutandole sia a livello qualitativo per quanto riguarda il prodotto offerto sul mercato e il processo produttivo, la tipologia di organizzazione interna dell’azienda, la percentuale di produzione fatta in Italia, gli obiettivi di mercato e il micro settore relativo l’azienda.

L’analisi condotta, soprattutto sulle micro aziende facenti parte della rete, ha riscontrato che alcune di queste hanno collaborazioni con alcune grandi aziende nella zona, prima fra tutte Brioni Spa, non tralasciando un piccola cliente anche all’estero, soprattutto per la bigiotteria e la progettazione e modellazione.

Gli obiettivi comuni sono quelli di creare un network di collaborazione che possa essere veicolo di produzione di capi di sartoria di altissimo livello prodotti al 100% Made in Italy, avendo la possibilità di competere a livello internazionale grazie anche allo scambio di know-how e soprattutto l’elevata specializzazione nel proprio ambito produttivo.

Le necessità finanziarie derivanti dalla crisi del settore sia per le grandi imprese che per le PMI hanno generato la necessità di creare un sistema di accordi che dia la possibilità a queste di poter attingere più facilmente al credito. La creazione di tali accordi da la possibilità alle aziende di rivolgersi sia ad istituti finanziari, grazie al rating di filiera che da la possibilità di essere garantite dall’intero ente e non dover far più solo affidamento solo ed esclusivamente alle garanzie proprietarie, oltre che avere la possibilità a partecipare a bandi pubblici sui Poli.

Il Polo dell’Alta Moda dell’area Vestina si configura oggi come una rete di imprese che collaborano sotto un marchio ombrello che identifica un bollino di alta qualità e certifica il 100% Made in Italy. Al suo interno l’Ente è organizzato con una struttura molto snella: un presidente, che ha poteri di rappresentanza nei confronti dell’ambiente esterno; un vice presidente operativo, che ha la mansioni di mettere in atto tutti i progetti strategici del Polo; un comitato di gestione che da le direttive principali su tutta la progettazione comune, un comitato di ispezione, che ha l’obiettivo di analizzare periodicamente e senza preavviso le aziende aderenti per mantenere la certificazione. Tutti gli uffici di gestione non sono stati strutturati internamente per motivi di economicità della struttura, ma sono stati creati in convenzione con società e studi associati selezionati secondo la propria area di competenza. Il comitato di ispezione al contrario è interno, in quanto ha una mansione cardine all’interno dell’ente occupandosi di valutare la qualità effettiva della produzione delle aziende della rete; composto da due uomini Brioni e da Marino Paolinelli che ha la mansione di controllarle nell’aspetto finanziario. Il progetto prevede una collaborazione molto stretta tra le aziende, non tralasciando l’autonomia delle stesse per affrontare i propri programmi di crescita, senza essere vincolati ad un modus operandi comune. Tutte le aziende dovranno essere dotate di marchio proprio, anche se fashoniste in modo che l’azienda stessa non sia legata solo ad un discorso comune ma sia in grado di presentarsi sul mercato anche solo con le proprie forze.

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