Gli spazi nel mercato della geolocalizzazione

di
Luigi V. Rinaldi

Il fenomeno geosocial non è più una novità, sicuramente è in grande crescita, e nascono servizi nuovi a ritmo vertiginoso. Foursquare, Gowalla, Facebook Places, quale di questi la spunterà? Mi sono posto questa domanda e sono arrivato alla conclusione che tutti questi servizi possono prosperare se riusciranno a trovare un loro spazio nel mercato della geolocalizzazione. E su questo tema ho spostato la mia attenzione. Questo post, quindi, è un’ analisi di questi spazi.

Farsi trovare

Iniziamo con uno spazio molto piccolo, una vera e propria nicchia. Un servizio di geolocalizzazione con lo scopo di trovare i propri amici, o farsi trovare da questi. Google Latitude ha mostrato che non ci sono molti utlizzatori per un servizio così “banale”. Negli ultimi tempi, sfruttando il fenomeno geo-social e la preoccupazione per la privacy, echoecho ha rilanciato questo servizio. Come dicono loro stessi echoecho assolve ad un unico compito quello di aiutare l’ utente a rispondere alla domanda “Dove sei?”. Echoecho fa della semplicità il suo punto di forza: non c’è bisogno di lunghe telefonate per spiegare dove siete; basterà un click per la domanda e un click per la risposta. Proprio questa eccessiva semplificazione rappresenta, però, la debolezza di questo servizio. Dato per assunto che lo scopo di questi servizi è localizzare una persona per raggiungerla, basta pensarci un attimo e ci si rende conto che, nella maggior parte dei casi, la semplice localizzazione non è sufficiente se si vuole incontrare qualcuno.

Geo-social

Un secondo spazio è quello prettamente sociale: voglio far sapere ai miei amici che sono in un bel locale in centro, oppure su una spiaggia, o magari sulla neve. Il valore che attribuiamo a queste informazioni è lo stesso che possiamo attribuire ad uno status su Facebook, i motivi che spingono a condividerle sono troppi per analizzarli ora. Foursquare con i suoi milioni di utenti ha già dimostrato che ci sono ampie possibilità di mercato, e il marketing ha già iniziato a sfruttare questo servizio, ad esempio offrendo benefit agli utenti che dichiarano di trovarsi in un certo negozio. In Italia Coin è un esempio di questo approccio. Anche Foursquare però mostra qualche punto debole: in America gli early adopters iniziano a stancarsi e a pensare che un badge e 5 dollari di sconto non sono abbastanza in cambio di un check-in. Inoltre per questo tipo di marketing, proprio il check-in si rivela un punto debole: infatti il GPS non consente una precisione tale da assicurare che l’utente sia effettivamente nel negozio e non di fronte alla vetrina. Il cofondatore di Foursquare Dennis Crowley, è ben conscio di questi problemi e ha capito che per continuare a crescere Foursquare non può puntare sulle offerte in-store, il futuro è nelle esperienze che il servizio può offrire. Come Crowley stesso dice “Foursquare sarà molto più di punti e mappe, sarà fatto di esperienze e luoghi”.

In-store marketing

Come detto sopra, servizi come Foursquare hanno subito mostrato potenzialità nello spazio dell’ in-store marketing, o meglio del near-store, considerati i limiti del gps. E Blanchard ha mostrato quanta differenza c’è tra check-in e foot traffic (ovvero, persone che entrano davvero nel negozio). Questa mancanza di precisione è una variabile che non può essere ignorata quando si gestisce una piano di in-store marketing. Shopkick ha trovato il modo di superare questo problema; adottando un sistema differente dal gps riesce a garantire che il check-in venga effettuato dall’interno del negozio. A mio parere, proprio questa differenza ha permesso di sviluppare un ecosistema diverso dagli altri servizi e completamente incentrato sull’ in-store marketing. Shopkick, infatti, oltre alle offerte “istantanee”, attivabili anche fotografando determinati prodotti, ha creato un sistema di reward in cui l’ utente accumula “kick bucks”: una sorta di moneta la cui “spesa” è slegata dal modo in cui sono stati acquisiti. Una sorta di raccolta punti, con la differenza che i punti acquisiti, ad esempio, da Macy’s possono essere sfruttati da BestBuy. Queste feature rendono Shopkick molto “sexy”, sia per i retailer che per i consumatori.

Marketing esperienziale

C’è, poi, uno spazio per il marketing esperienziale, le cui applicazioni possono essere ben integrate dai servizi di geolocalizzazione. Così anche una passeggiata per un gelato si può trasformare in un’ esperienza da raccontare e condividere. Se Foursquare sarà fatto di luoghi ed esperienze Scvngr, forse, rappresenta l’ evoluzione dei servizi di geolocalizzazione, nel senso che unisce tutte le possibilità offerte dal geosocial e rafforza il fattore esperienziale. La componente del gioco è sicuramente predominante: oltre al semplice check-in, all’utente vengono proposte diverse sfide, o anche intere “avventure” sotto forma di percorsi. Anche dal punto di vista dell’ in-store marketing, questo sistema si rivela molto interessante: attraverso le sfide il retailer può mettere in atto delle call-to-action più efficaci, e il consumatore è più coinvolto. Inoltre, per potenziare ulteriormente la funzione social, Scvngr permette a tutti gli user di creare sfide e percorsi, questo significa che chiunque può creare sfide “personalizzate”, aumentando a dismisura le possibilità di gioco e rendendo Scvngr un diretto concorrente anche di Foursquare.

I nuovi spazi

E per il futuro cosa dobbiamo aspettarci? Un servizio capace di riempire tutti gli spazi elencati, un servizio che non ci indicherà punti sulla mappa, ma ci aiuterà a vivere le nostre esperienze. Non dovremo più chiedere dove si trovano i ristoranti vicino a noi; ci basteranno chiavi di ricerca del tipo “serata divertente”, e il servizio ci proporrà dove andare dall’aperitivo alla discoteca, fino alla colazione del mattino seguente. In ogni caso, non va dimenticato che il mercato della geolocalizzazione sta nascendo ora, molto probabilmente si creeranno nuovi spazi e quindi nuovi servizi. La domanda rimane: come sarà il futuro geolocalizzato?

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