Capitalismo o Idealismo?

di
Luigi V. Rinaldi

Sembrerebbe un problema etico.
Invece si tratta di una constatazione sull’attuale evoluzione del sistema economico mondiale, che è passato da un modello capitalistico di stampo industriale (nel quale le barriere d’ingresso per sedersi al tavolo del business erano elevate, soprattutto per l’accesso ai capitali, necessari per enormi e “monolitiche” immobilizzazioni materiali) ad un modello che a mio avviso sta perdendo tante connotazioni del capitalismo industriale, tanto da poter mettere in discussione la centralità dei “capitali” per il funzionamento del modello stesso.
Questo, a favore della centralità delle idee.
Sono le idee ormai il bene più prezioso da reperire, gestire e capitalizzare nel sistema attuale.
Si è passati dalla centralità dei “tangibles” a quella degli “intangibles”.
Dalla località delle risorse e dei clienti alla messa in rete delle une (crowdsourcing) e degli altri (e-commerce, …).
Dall’importanza degli acquisti “one-shot” spinti dalle promozioni e dall’advertising più sfacciato alla cura delle relazioni col cliente, al branding dato in mano nemmeno ai consumatori, ma agli “utenti”.
Tutto si sta dematerializzando.
Per questo mi viene da chiedere a chiunque abbia colto nell’etere del business segnali di cambiamento strutturale: la fine del capitalismo convergerà in un sistema idealistico, inteso non come “disinteressato alle cose materiali”, ma come conscio della sempre maggiore scarsità del bene prezioso delle idee?
L’idealismo come sistema economico è quello che viene retto e che ha bisogno di tutte le potenzialità della rivoluzione informatica, del terziario avanzato (o quaternario).
Ed i venture capitalist (ed i business angels) ne assecondano i ritmi, offrendo fin troppi capitali ad ideatori a cui è “concesso statisticamente di sbagliare”, tale è l’asimmetria tra capitali ed idee.
Le valutazioni degli investitori, capaci di accollarsi anche 7 fallimenti di start-up su 10 (puntando sulle 2 che andranno a pareggio e dell’una che “sbancherà”, lanciandola spudoratamente verso la quotazione in borsa), dichiarano la subordinazione del sistema capitalistico da quello delle idee.
Forse, nel giro di 5 anni, al concetto di idealismo dovremo associare un’accezione economica e non più solo etica e filosofica.

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